Come ti (dis)informo la massa — MalaTempora

Ho cercato informazioni sulle vicende politiche e giudiziarie successive al crollo del Ponte Morandi e, anche se è trascorso un tempo sufficiente per depurare i fatti dalle emozioni non sono riuscito a trovare quello che volevo. Pur riconoscendo la mia imperizia sono convinto che ci sia una motivazione più profonda e strutturale : le persone […]

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SI, NO o BOH ?

La scadenza referendaria è ormai alle porte e, pensavo, di scrivere qui alcune considerazioni su questo che ormai è diventato l’ennesimo tema lacerante per il paese.

La prima considerazione riguarda se questo parlamento è legittimato a riformare la Costituzione.

Ricordiamo infatti una Sentenza della Corte Costituzionale che sanciva l’illegittimità di alcuni articoli della legge elettorale con cui furono elette le due camere e che esprime una censura sulla predetta legge sia in merito al fatto che la composizione delle camere che ne deriva è alterata in maniera abnorme e scorretta dal meccanismo dei premi di maggioranza previsti nella legge, che nei riguardi del fatto che al cittadino, per effetto del voto di lista, non è di fatto consentita l’elezione diretta dei suoi rappresentanti come costituzionalmente previsto.

Il merito della legittimità di questo parlamento ad operare era comunque stato ribadito dagli stessi Giudici della Corte Costituzionale che nel Comunicato Stampa con cui è stata accompagnata la sentenza ribadivano che “Resta fermo che il parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.

Sulla questione trovate qui un approfondimento.

Come spesso accade il tema è controverso e si presta ad argomentazioni contrastanti.

Ricordo un mio amico che tracciava una banale, ma non ovvia evidentemente, distinzione tra “giusto” e “legittimo”.

Giusto è ciò che possiamo ritenere oggettivamente corretto sotto il profilo etico, mentre Legittimo è ciò che appare come corretto sotto il profilo delle Leggi.

Il tema ora è semplice : questo parlamento è legittimato a proporre e fare una riforma costituzionale, ma, semplicemente, non è giusto che lo faccia.

A me pare che, nelle parole dei Giudici della Corte Costituzionale, trapelasse, in maniera chiara ma implicita, quella che sarebbe dovuta essere una linea di comportamento Giusta per il parlamento : correggere la Legge Elettorale ed andare a nuove elezioni in modo da avere delle Camere effettivamente rappresentative.

Così però non è andata, anzi, come potete vedere qui Renzi, appena ricevuto l’incarico, dichiarò “Metteremo una straordinaria attenzione ai contenuti e alle scelte da fare. La nostra piattaforma prevede entro febbraio un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali e subito dopo, immediatamente, a marzo la questione del lavoro, ad aprile la riforma della pubblica amministrazione e a maggio quella del fisco” e “Prima di ogni discussione è necessario che le forze di maggioranza per quanto riguarda il governo, e di tutto l’arco costituzionale per le riforme, siano ben consapevoli dei passaggi che ci aspettano”.

Il che mi sembra sbalorditivo : pur essendo chiaramente sentenziata dalla Corte Costituzionale l’anomalia della composizione delle Camere, lo stesso presidente della Repubblica (allora Napolitano) conferì a Renzi l’incarico di riformare la Costituzione e questi lo accettò.

Qui veniamo alla seconda considerazione che è : Perché siamo stati chiamati a decidere con il nostro voto se approvare oppure no la modifica alla Costituzione che è stata, in questo arco di tempo, messa a punto dalle forze di maggioranza ?

La ragione risiede nel semplice fatto che una modifica alla costituzione richiede una maggioranza qualificata dei 2/3 di ciascun ramo del Parlamento per poter essere approvata senza il ricorso ad una consultazione popolare.

Qui potete trovare un approfondimento esposto in maniera chiara.

Dal momento che tale maggioranza non è stata raggiunta, ma che, il disegno di riforma è stato comunque approvato dalla maggioranza relativa, ne deriva la necessità di una consultazione referendaria.

Su questo si possono esprimere opinioni divergenti :

  • Da un lato, dal momento che è l’esecutivo guidato da Renzi il principale promotore di questa modifica, gli si può rimproverare di non essere riuscito a “cucire” una maggioranza adeguata per l’approvazione in Parlamento costringendo ciascun elettore ad esprimersi in maniera definitiva su una materia che, oggettivamente, non pare raccogliere pareri unanimi neanche tra i più esperti costituzionalisti che si dividono tra favorevoli e contrari
  • Dall’altro lato si può sottolineare che, per come stanno ora le cose, sarà il “popolo sovrano” ad avere la parola finale sulla riforma

Personalmente ritengo che chi è eletto dal popolo ha il dovere di assumersi la responsabilità di decisioni in materie la cui complessità non è oggettivamente alla portata dell’elettore.

Chi è eletto è delegato a fare questo (ed è anche lautamente remunerato) e l’essere arrivati alla consultazione popolare lo ritengo un fallimento di questo esecutivo e del parlamento.

La terza questione è : prescindendo dagli aspetti di forma e di opportunità, la proposta migliora significativamente la attuale Costituzione ?

Per rispondere a questa domanda è opportuno fare quello che temo molti non abbiano fatto : leggere e analizzare il testo comparato del disegno di riforma.

Una volta letto, ma solo dopo, potete provare a leggere queste slides di sintesi che ci possono essere di aiuto per fissare i concetti e ritornare sul testo comparato.

In definitiva mi pare che la proposta di Riforma Costituzionale consista nei seguenti aspetti principali :

  1. Superamento del bicameralismo perfetto : vengono separate e distinte le funzioni delle due camere. In particolare Si riducono le competenze del Senato che interviene solo per alcuni procedimenti legislativi e che svolge prevalentemente una funzione di raccordo tra stato e regioni
  2. Vengono separate le competenze tra Stato e Regioni
  3. Viene modificato il procedimento legislativo in un’ ottica di snellimento e contenimento dei tempi
  4. Vengono eliminate le province nella Costituzione e soppresso il CNEL.

 

Tralascio gli aspetti di dettaglio che chiunque può approfondire sui link indicati (o dove meglio crede) per dare spazio ad alcune considerazioni personali.

Lo spirito della Costituzione ritengo fosse quello di garantire un forte equilibrio tra i poteri (la Nazione usciva infatti dalla disastrosa esperienza della dittatura) e di fare in modo che il supremo organo legislativo, il Parlamento, rappresentasse il paese nelle sue svariate ideologie e correnti di pensiero.

Un Parlamento di “Probi Viri” avrebbe, nel supremo interesse del paese, trovato senz’altro una mediazione tra le varie opinioni rappresentate dalle forze politiche per esprimere la propria azione legislativa e per creare governi forti e stabili per l’esercizio del potere esecutivo.

L’esperienza fin qui condotta non mi pare rispecchiarsi in quanto prima scritto : il Parlamento ha finito per rappresentare più i diversi interessi del Paese che i sentimenti, che anzi sono stati il più delle volte strumentalizzati per dare forza ad una azione politica mossa dalle convenienze del momento.

Per altro l’impianto di equilibrio costituzionale tra i poteri, assai più solido della moralità dei rappresentanti gli elettori, ha fornito un’ulteriore strumento nelle mani di chi ha propugnato i propri particolarismi consentendo un rallentamento dell’azione legislativa fino alla quasi paralisi.

Le statistiche relative all’azione legislativa del Parlamento mi sembrano significative : a Settembre 2016, nell’attuale legislatura, sono state presentate più di 6500 proposte di legge. Di queste hanno concluso l’iter meno di 250 ovvero neanche il 4%.

Significativo è anche osservare che, dei disegni di legge proposti su iniziativa parlamentare (che dovrebbe essere l’organo principale deputato alla iniziativa legislativa), meno dell’ 1% termina il suo iter.

Il dato si contrappone a quello delle leggi proposte su iniziativa del governo che concludono l’iter nella misura di poco più del 32%.

Tenuto conto delle difficoltà che il parlamento storicamente incontra a trovare una quadra per formare un esecutivo stabile (come peraltro richiesto dalla congiuntura storica), il governo si ritrova tra le mani lo strumento della fiducia per tenere sotto scacco il parlamento e forzarlo sulle proprie proposte di legge.

La cosa non mi pare che sia compatibile con una separazione del ramo legislativo con quello esecutivo già con questa costituzione.

In questo senso la separazione tra le due camere e la suddivisione delle competenze da un lato offre le stesse (poche) garanzie di separazione tra i poteri che già ora abbiamo, ma dall’altro, individuando chiaramente le competenze offre meno alibi per mascherare l’insuccesso dell’azione politica delle forze dell’eventuale maggioranza.

Da registrare senz’altro come positivo nel testo di riforma

  • la disponibilità di strumenti che consente all’esecutivo di impegnare l’agenda delle Camere
  • l’abbassamento del quorum per la validità dei referendum abrogativi e l’elevazione del numero di firme per la loro presentazione
  • l’introduzione di garanzie procedurali per la discussione e l’esame dei testi di legge proposti su iniziativa popolare
  • l’istituzione del referendum propositivo e di indirizzo

Nulla da eccepire anche riguardo alla supremazia dello stato centrale rispetto agli organismi locali in merito alla realizzazione delle grandi infrastrutture.

Il fatto che un singolo Comune possa bloccare l’iter di realizzazione di un’opera necessaria allo sviluppo del Paese non è oggettivamente degno di una Nazione moderna.

La quarta è ultima questione è : quali saranno le conseguenze politiche dell’esito Referendario ?

Credo sia sotto gli occhi di tutti che la battaglia per il Referendum è stata spostata su un piano politico prima ancora che gli elettori avessero avuto modo di prendere conoscenza degli aspetti di merito della Riforma.

Rapidamente il Referendum è stato proposto (e svilito) come lo strumento per mandare a casa Renzi e, inizialmente, da questi è stato presentato come uno strumento per l’affermazione della propria leadership mettendo sul piatto di una scommessa avventata il proseguimento dell’azione di questo esecutivo.

Oggi, purtroppo, chi voterà al Referendum dovrà tenere in conto anche le conseguenze politiche dell’esito, mentre, in una Nazione civile, sarebbe pesato solo il merito della Riforma.

Tornando alla domanda iniziale : Si, No o Boh ? Come ci posizionamo.

Ovviamente ognuno si posizionerà secondo la propria coscienza e sia il voto per il SI che quello per il NO di chiunque si sia soffermato ad analizzare nel merito la proposta di Riforma merita eguale rispetto.

Chi ha preferito non documentarsi ma affidarsi agli slogan degli “ultras” che occupano la scena politica nazionale dovrebbe, in un sussulto di moralità, astenersi dal voto.

Io ?

Io trovo che

  • Non sia giusto che la Riforma sia stata portata avanti da questo parlamento, seppure legittimato a farlo
  • Trovo fastidioso che l’esito di questa riforma sia affidato ad una consultazione popolare in quanto non ritengo che la maggioranza degli elettori abbia le competenze per esprimere un giudizio di merito
  • Trovo corretto separare le competenze tra Stato e Regioni e stabilire che in determinati ambiti prevalga l’interesse nazionale
  • Se penso ai miei rappresentanti regionali non riesco a capire quali benefici, diversi dal loro personale status, ci abbia portato l’essere Regione Autonoma
  • Trovo corretto separare le competenze tra Camera e Senato ma non digerisco che i Senatori non siano eletti direttamente
  • Trovo apprezzabile che il governo possa impegnare l’agenda del Parlamento
  • Trovo che le modifiche sui Referendum e sulle proposte di legge di iniziativa popolare diano un’opportunità di partecipazione democratica maggiore ai cittadini
  • Riguardo alle conseguenze politiche, se devo fare una scelta di campo, allora, seppure non nutra nessuna simpatia per Renzi, mi schiero per il cambiamento, per chi, sicuramente sbagliando, ha comunque fatto riforme importanti e per chi, forse unico nel nostro panorama, parla di Nazione e di Paese.

Dunque voterò SI